“La psiche esercita maggiore influenza sulla pelle che su ogni altro organo” (Klauder, 1935)
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Il significato della Pelle in Psicologia
Teoria e Modelli  tra Psicologia e Psicoanalisi
Modulo 2
Il significato della Pelle in Psicologia
Funzioni primarie della pelle nello sviluppo dell’Io (Anzieu, 1985)
1. La pelle è il sacco che trattiene dentro di sé il buono e il pieno che l’allattamento,     le cure, il “bagno” delle parole (“l’enveloppe sonore du soi”) vi hanno accumulato.  2. È la superficie che demarca il limite con l’esterno e lo mantiene “fuori”.  3. È la barriera che protegge dall’avidità e dalle aggressioni altrui, siano esse da parte      di esseri viventi od oggetti.  4. La pelle infine, contemporaneamente alla bocca e come quella, è un luogo      e un mezzo primario di scambio con gli altri.
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Modulo 2
«… ogni funzione psichica si sviluppa per appoggio su una funzione corporea, di cui traspone il funzionamento sul piano mentale» (Anzieu, 1985)
Io-Pelle: il veicolo per la fiducia di base (Anzieu, 1985)
C’è inoltre uno stretto collegamento tra il concetto di Io-Pelle e la “fiducia di base” di cui parla Bowlby nella teoria dell’attaccamento. Attraverso la pelle si veicola il contatto con la madre ed è la prima rappresentazione di vicinanza e distanza con essa che determinerà lo stile di attaccamento del bambino. Attraverso il permesso/divieto di toccare il bambino esperisce, conosce e rappresenta un’idea di Sé che contiene messaggi importanti per la crescita e lo sviluppo sano come “Tu sei altro da me…” e “Non tutto può essere tuo”. Tali messaggi possono essere elaborati attraverso il contenimento e l’elaborazione dell’angoscia di separazione dalla madre attraverso l’acquisizione del proprio stile di attaccamento che origina dalla fiducia di base.
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Così attraverso la pelle viene ricevuto grazie alla mamma: 1. il divieto di toccare che veicola i messaggi necessari allo sviluppo sano del bambino: «tu sei altro da me» e «non tutto può essere tuo». La precocità o il ritardo nel porre tale divieto, provoca nel bambino una sensazione somatopsichica di «strappo» o di mancato contenimento delle pulsioni sessuali ed aggressive compromettendo quindi lo sviluppo psichico sano. (Anzieu, 1985) 2. il sistema di attaccamento del bambino (Bowlby, 1979) che è il costituente della fiducia di base e si pone al servizio dell’espressività emotiva del bambino, che utilizzerà per comunicare i suoi bisogni. Solo a partire dallo sviluppo di tale fiducia di base si potranno produrre le separazioni necessarie con la madre.
…Il bambino acquisisce una capacità di padronanza endogena che va da un sentimento di fiducia nelle sue imprese a un sentimento euforico di onnipotenza illimitata; nella misura in cui ogni passo viene padroneggiato, l’energia lungi dal dissiparsi per la scarica nell’azione, al contrario viene accresciuta dal successo (fenomeno di ricarica libidica per la psicoanalisi) […]: tale sentimento di una forza interiore è indispensabile al bambino per attuare la riorganizzazione dei propri schemi sensomotori e affettivi resi necessari dalla sua misurazione e dalle sue esperienze (Anzieu, 1985)
Io-pelle e la capacità simbolica nello sviluppo del bambino
Piaget (alla cui opera si rimanda per ulteriori approfondimenti) descrive la capacità simbolica come la capacità che compare nel bambino tra gli 8 e i 24 mesi: il bambino acquisisce la funzione simbolica del pensiero, cioè la capacità di immaginare o pensare qualcosa che non è percettivamente presente, potendo agire non solo concretamente, compiendo azioni palesi (tattili, percettive, ecc.) ma anche rappresentandosi mentalmente l’azione. Il linguaggio non sarà utilizzato solo per accompagnare le azioni che sta svolgendo o indicare oggetti presenti nel suo campo percettivo ma anche per riferirsi a oggetti, azioni, situazioni non presenti, si sviluppa la capacità di imitazione differita, vengono agiti i primi giochi simbolici. Anzieu recupera le teorie di Piaget descrivendo l’interazione e l’influenza dell’Io Pelle nell’acquisizione della capacità simbolica che secondo il suo modello avviene in 4 stadi interconnessi: sperimentazione psicologica del sentire la sua sostanza psichica e le angosce ad essa correlate, elaborazione dell’assenza dell’oggetto materno e a percepire uno spazio interno degli oggetti fino ad entrare in relazioni con essi percependo se stesso e l’altro come entità distinte, attraverso l’acquisizione del tempo psichico che gli permette di compensare l’assenza attraverso la simbolizzazione dell’oggetto distante.
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È sufficiente che manchi un sentimento organizzato della coesione delle frontiere del corpo perché possa non emergere una distinzione chiara tra sé e la rappresentazione dell’oggetto. La capacità simbolica aumenta le risorse del bambino incrementando il sentimento di fiducia. La situazione di «sfiducia affettiva» è in latenza presente in molti ‘psorisiaci’ e tale situazione li porta ad emettere segnali attraverso la pelle.
Le funzioni di Io-Pelle si sovrappongono temporalmente e contribuiscono allo sviluppo della capacità simbolica che per Anzieu avviene in 4 stadi che non seguono una sequenza precisa:
I. Il lattante vive la propria sostanza psichica come liquida e ciò si accompagna ad angosce di svuotamento o come gasosa accompagnandosi ad angosce di esplosione. Non c’è consistenza interna perché non è presente la funzione di sostegno sé di supporto. II. Appaiono i primi pensieri di assenza che rendono tollerabili le carenze e le frustrazioni. Comunque questi pensieri richiedono la continuità del contatto con l’oggetto che è supporto e contenitore. Esiste un concetto di interno ed esterno, ma lo spazio è bidimensionale. Il significato degli oggetti è sperimentato come inseparabile dalle qualità sensuali che si possono percepire in superficie (Meltzer, 1974) III. Accesso alla tridimensionalità e alla identificazione proiettiva. Compare lo spazio interno degli oggetti. La simbiosi sussiste. IV. Passaggio dalla relazione narcisistica alla relazione oggettuale. Acquisizione del tempo psichico.
… puoi esistere … puoi sentire … puoi essere te stesso … puoi pensare … puoi entrare in intimità con l’altro … puoi riuscire … puoi appartenere … puoi essere un bambino
“Si ha una simbiosi quando due o più individui si comportano come se formassero un’unica persona”. (Schiff, 1980) Simbiosi naturale tra Mamma e Bambino necessaria per l’acquisizione di capacità autonome. Con lo sviluppo del sé e delle funzioni dell’Io, diviene man mano un terreno da cui prendere le mosse perché l’individuo possa esplorare modalità indipendenti di stare in vita. All’interno di questa simbiosi il bambino incorpora i messaggi (Goulding, 1979):
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I comportamenti passivi sono quattro: I. Astensione: non utilizzare l’energia per risolvere un problema ma inibire la propria reazione. II. Iperadattamento: è il modo in cui la persona si prefigge scopi stabiliti da altri, ignorando i suoi. III. Agitazione: energia incanalata per ridurre una spiacevole sensazione interna (tamburellare le dita, battere il piede, dondolare sulla sedia) IV. Incapacitazione: è la forma patologica più grave che si manifesta per accumulo di energia, attraverso la messa in atto dei comportamenti passivi. La rottura del legame simbiotico rappresenta una minaccia insostenibile e la scarica di energia che si verifica, talvolta violenta, è il tentativo di evitare tale rottura costringendo l’ambiente alla risoluzione del problema. Vi può essere la comparsa di disturbi psicosomatici, abuso di droghe o alcol, ed in alcuni casi il crollo mentale.
L’ espressione patologica della simbiosi è la Passività = la persona perde il ruolo di soggetto attivo dinanzi alle situazioni: non reagisce più agli stimoli o non lo fa efficacemente. Utilizza un processo di svalutazione (meccanismo interno che porta a minimizzare o ad ignorare aspetti di sé, dell’altro e/o della situazione).
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La simbiosi diviene patologica quando assume caratteristiche croniche, non evolutive, e rende passivo il soggetto. La PASSIVITÁ è quindi il risultato di una dipendenza non risolta (simbiosi) in cui c’è un tentativo di avere esauditi dei bisogni legati allo sviluppo che non sono stati esauditi durante l’infanzia della persona. La passività nei sentimenti, nel pensiero o nell’azione disorganizza il funzionamento sociale e determina sofferenze interne o disturbi comportamentali (Schiff e al. 1975). I comportamenti passivi sono: astensione, incapacitazione, iperadattamento e agitazione. Anche la grandiosità è un elemento dell’individuo simbiotico adulto: è un meccanismo che comporta una esagerazione per eccesso o per difetto, di alcuni aspetti di sé, degli altri o del mondo. Sono correlati alla simbiosi anche alcune dinamiche patologiche di pensiero: iperdettagliamento, ipergeneralizzazione, intensificazione, fantasie.
La simbiosi patologica: Adulto e Passività
Il significato della Pelle in Psicologia
Le funzioni della pelle nello sviluppo e i riflessi delle carenze nella crescita
Anzieu (1985) nella Teoria Io-Pelle, identifica 9 funzioni della pelle per lo sviluppo dell’Io Autonomo.
Carenze nell’accudimento e nel riconoscimento di ciò che il bambino sente influiscono sulla percezione di Sé, delle proprie emozioni, dei propri bisogni e impediscono al bambino di sviluppare funzioni adeguate per uno sviluppo sano.
L’Io-pelle è quindi "una rappresentazione di cui si serve l’Io del bambino, durante le fasi precoci dello sviluppo, per rappresentarsi se stesso come Io che contiene i contenuti psichici, a partire dalla propria esperienza della superficie del corpo" (Anzieu, 1985). L’esperienza della superficie del corpo del bambino può aver luogo grazie ai momenti di contatto con il corpo della madre che lo tiene in braccio, all’interno di una relazione rassicurante di attaccamento (Winnicott, 1962), con esperienze positive di holding (che favoriscono l’integrazione dell’Io nel tempo e nello spazio), di handling (che favoriscono la personalizzazione), e di presenting object (che favorisce, secondo Anzieu, l’iscrizione delle tracce sensoriali). Si crea all’inizio il fantasma di una pelle comune, un’interfaccia tra madre e bambino che produce una comunicazione senza intermediari, diretta da pelle a pelle, un’empatia reciproca, un’identificazione adesiva; ciò mantiene però la coppia in una dipendenza reciproca di tipo simbiotico. È necessario però passare ad una tappa successiva, di reciproca individuazione, percorso che rende necessario superare un grande dolore e molte resistenze; inoltre questo processo può dar luogo a fantasmi di pelle strappata, rubata, o assassinata. Secondo Anzieu solo se si elaborano e si superano queste angosce può costituirsi l’Io-pelle del bambino attraverso una doppia interiorizzazione: l’interiorizzazione dell’interfaccia, che andrà a costituire un involucro psichico in grado di contenere i contenuti psichici, e l’interiorizzazione dell’ambiente maternale, che andrà invece a costituire il mondo interno dei pensieri, degli affetti e delle immagini.
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Tali funzioni sono correlate a comportamenti materni e/o sociali che il bambino sperimenta nel corso del suo sviluppo.
Ad esempio: • Essere tenuto in braccio (holding) fa percepire al bambino di avere uno scheletro. Ciò implica nello sviluppo psicologico attraverso      la simbolizzazione: la capacità di sostenersi, di stare in piedi, di esserci. • Essere accudito, toccato, manipolato dalla madre (handling) fa percepire al bambino di essere un corpo che contiene e riceve      stimoli. Questo si tradurrà come la capacità di riconoscere che c’è un mondo interno dentro di lui fatto di emozioni e affetti.
Le funzioni dell’Io-Pelle e le carenze nella relazione con l’altro(1)
Espressione di carenze della funzione nella relazione con l’altro (coppia) Nella relazione con l’altro si è sollecitato dall'altro a diventare il suo oggetto-sostegno primordiale e accusato di non esserlo sufficientemente. Ricerca e simbiosi patologica di dipendenza si ha la sensazione di essere tutto nell’altro. Nella relazione si cerca la bolla al riparo della realtà; più le esigenze della realtà psichica e sociale perforano questa bolla e fanno esplodere in pezzi la calma e la serenità che vi trovavano.   L'obiettivo della relazione con l’altro non è di fornire a ciascun membro una cornice stabile e flessibile, il cui sfondo saldo favorisca lo sviluppo della propria individualità. Nell’altro vi è la ricerca di una identità in qualche modo originaria delle sensazioni e degli affetti: ciò che prova l'uno deve essere oggetto di un'empatia immediata dell'altro.
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Funzione Supporto / Conservazione Contenitore Para-eccitazione Individuazione Inter-sensorialità 
In questa diapositiva e in quella seguente sono sintetizzati i concetti basilari delle funzioni della pelle nella creazione del rapporto madre-bambino e quindi della relazione del futuro soggetto indipendente con il mondo esterno. La trattazione e descrizione in dettagli di questi concetti esula dagli obiettivi di questo corso, per chi fosse interessato sono disponibili eventuali approfondimenti.
Descrizione   • Sostegno della    psiche • Holding • Contiene la psiche • Handling • Protezione    anti-stimolo • Sentimento di      essere unico • Concetto di Sè    come unità   • «Senso comune» • Integrazione e      interconnessione      delle sensazioni
Carenza - Angoscia del vuoto - Angoscia di qualcosa   di interno e diffuso - «Io-pelle colabrodo» - «Io-ameboide» - «Io-crostaceo» - Sensazioni di   estraneità e di perdita   di confini con la   realtà esterna - Frammentazione   corporea
Le funzioni dell’Io-Pelle e le carenze nella relazione con l’altro(2)
Carenza - Investimento   narcisistico, involucro   brillante - Fonte di dolore:   perversioni - Esplosione per sovraccarico - Nirvana: tensione zero - Stigma - Scomparsa di tutte le iscrizioni - Perdita della capacità     di lasciare traccia - Fantasia di tunica   avvelenata - Eczema e allergia - Malattie autoimmuni
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Espressione di carenze della funzione nella relazione con l’altro (coppia) Questa funzione è più o meno inibita. L’insoddisfazione della relazione con l’altro e sensazione di dispiacere si traducono in diversi sintomi: angoscia, fobie, ritiro, depressione, esplosioni di collera. Ad esempio nelle coppie in cui ci tengono ad essere ricevuti insieme, perché sono saldati all'interno della stessa pelle psichica e ciò che l'uno pensa e dice allo psicoterapeuta deve essere ascoltato e conosciuto dall'altro. La relazione nell’altro mira all'autodistruzione. In questa relazione con l’altro il tempo sembra aver avuto inizio con la nascita stessa della conoscenza, una nascita per auto-generazione. Non vi è la costruzione del legame solido di fiducia nell’altro.
In questa diapositiva e in quella precedente sono sintetizzati i concetti basilari delle funzioni della pelle nella creazione del rapporto madre-bambino e quindi della relazione del futuro soggetto indipendente con il mondo esterno. La trattazione e descrizione in dettagli di questi concetti esula dagli obiettivi di questo corso, per chi fosse interessato sono disponibili eventuali approfondimenti.
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Descrizione   • Involucro erogeno • Fonte globale      dell’eccitazione    sessuale • Distribuzione ed    organizzazione    dell’energia libidica • Registro della realtà    esterna dell’oggetto    sulla pelle • Appartenenza sociale • Funzione negativa,    autodistruttiva • Mancanza di    discriminazione    tra Io e non-Io
Funzione Sostegno dell’eccitazione sessuale Ricarica libidica Iscrizione delle tracce sensoriali tattili Funzione tossica
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• Personalizzazione = legame del neonato con il suo corpo (le sue funzioni biologiche e la    pelle nella sua funzione di membrana restrittiva e limitante). La personalizzazione è connessa    alla buona manipolazione materna che implica la capacità di sapere quando, come e dove    toccare, accarezzare, afferrare e lasciare. È la condizione necessaria per l’instaurarsi di una    vita psicosomatica individuale, in modo che la pelle si converta nel confine tra il me e il non me. • Integrazione = il bambino si percepisce come essere integrato di Soma e Psiche se viene    amato così com’è, accudito e nutrito con partecipazione affettiva. • Funzione del pianto = fondamentale nel processo di avvicinamento e separazione della    madre al e dal bambino. Promotore di uno spazio simbolico di separazione e unione, o la    necessità della malattia psicosomatica come risposta alla rassegnazione di un pianto non    ascoltato.
Quando l’integrazione non si produce il suo processo inverso è quello della «depersonalizzazione» e della perdita delle frontiere corporee che molte volte si esprime in patologie croniche della pelle.
L’altro Autore che affronta il tema della dipendenza e della simbiosi è Winnicott. Partendo dall’idea che c’è una fase in cui il bambino dipende completamente dalle cure materne, e che tale fase si fonda sulla sensibilità e sulla capacità empatica della madre (cure materne, “preoccupazione materna primaria”) in grado di identificarsi con l’infante e di rispondere ai suoi bisogni, ne deriva che solo le cure genitoriali soddisfacenti permettono al potenziale ereditario del bambino di accrescersi e svilupparsi, con la successione di 3 stadi che si sovrappongono: il sostenere, la madre e l’infante che vivono insieme, padre, madre e infante che vivono tutti e tre insieme. La prima fase è quella fondamentale per lo sviluppo di un Io personale individuato, necessita di un ambiente protettivo che lo isoli filtrando interferenze disturbanti.
L’insediamento della Psiche nel Soma (Winnicott, 1949)
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In base ai riconoscimenti ottenuti attraverso la stimolazione (sostenuta dai comportamenti di accudimento da parte della madre) il bambino sviluppa il senso e dà un significato al suo corpo e quindi costruisce il senso di Sé. Il riconoscimento adeguato rispetto al bisogno del bambino permette uno sviluppo psichico sano. Un mancato o inadeguato riconoscimento del bisogno porterà il bambino a esprimere il proprio bisogno attraverso modalità e/o canali di comunicazione che consentono il riconoscimento della sua esistenza ma non necessariamente la soddisfazione del proprio bisogno autentico.
Fin dalla nascita, uno dei bisogni fondamentali del cucciolo d’uomo è il contatto, l’intimità fisica e la manipolazione. Gli stimoli tattili (contatto, intimità fisica, manipolzione), al pari della necessità del cibo, nelle fasi immediatamente successive alla nascita sono essenziali per uno sviluppo sano. La deprivazione sensoriale, soprattutto nei bambini nelle fasi precoci ma anche negli adulti, provoca danni anche irreparabili. Renè Spitz, psicoanalista austriaco, ha mostrato per primo come i neonati privati a lungo di stimolazioni fisiche possano sviluppare forme psicopatologiche o, in casi estremi, la morte. I disturbi emotivi evolutivi, originati da questa deprivazione, potevano assumere la forma della “depressione anaclitica” (ovvero sindrome dell’abbandono), a seguito della quale il bambino poteva lasciarsi andare e deperire fino all’estremo della morte. Il bisogno di stimolazioni fisiche non contraddistingue solo l’essere umano, ma anche gli altri mammiferi. Il contatto fisico (attraverso la stimolazione della pelle) è dunque un bisogno primario ed indipendente dal mero soddisfacimento dei bisogni fisiologici. Eric Berne scelse il termine carezza, come l’unità di riconoscimento sociale, proprio per rievocare questo bisogno di contatto fisico degli infanti. La “carezza” infatti descrive l’intimo contatto fisico che nella pratica può assumere forme diverse: c’è chi accarezza il bambino, chi lo bacia, gli dà un buffetto o un pizzicotto. Per estensione, la parola “carezza” indica ogni atto che implichi il riconoscimento della presenza di un’altra persona. Da adulti, pur non perdendo l’interesse per le carezze “fisiche”, il bisogno di riconoscimento passa anche attraverso le carezze “simboliche”, ovvero mediate dal canale verbale (complimenti, un sorriso, una stretta di mano, un’occhiata benevola etc). Non esistono però solo le carezze positive, possono esserci anche quelle negative e percepite come spiacevoli (le critiche, le umiliazioni, gli insulti, le frasi sarcastiche etc. , ma anche la sculacciata, la sberla ecc…). Tuttavia, per quanto razionalmente possa sembrare assurdo, un principio fondamentale anima il comportamento degli esseri umani: qualsiasi tipo di carezza è meglio di nessuna carezza, ovvero il nostro bisogno di essere accarezzati è così importante che se non riceviamo sufficienti carezze positive, faremo in modo di avere almeno quelle negative. Sembrano essere i bisogni che sottendono ai comportamenti provocatori dei bambini, in cui questi escogitano sistemi per ottenere carezze negative in condizioni di disinteresse dei grandi piuttosto che rimanere nella totale indifferenza. O a livello adulto le donne maltrattate che accettano i maltrattamenti come forma di contatto intimo piuttosto che nessun contatto.
• La «Fame di stimolo» è connesso con la sopravvivenza dell’organismo, come il cibo.    La necessità dello stimolo si esprime inizialmente con l’intimità fisica con la madre,    cede quindi gradualmente il passo a forme di soddisfazione più simboliche e meno fisiche. • Il «Bisogno di riconoscimento» avviene per mezzo di «stimoli» con cui il bambino soddisfa    il proprio bisogno di «essere riconosciuto» che è l’esigenza tipicamente umana che i nostri    simili ci diano segno del fatto che esistiamo per loro. Il bambino è disposto ad accettare    anche grandi sofferenze pur di «evitare l’isolamento».
Bisogno di stimoli e di riconoscimento (Berne, 1964)
• È un modo per concettualizzare la tendenza dell’essere umano a strutturare solidi legami    affettivi con particolari persone, e per illustrare le varie forme dei turbamenti emotivi e di    disturbi della personalità, compresi angoscia, collera, depressione e distacco emotivo,    originati da perdite e separazioni involontarie. • La funzione del processo di attaccamento è l’esperienza di sicurezza. Questo sistema    serve come regolatore dell’esperienza emotiva ed è determinato dal tipo di accudimento      emotivo che la madre ha messo in atto nei confronti del bambino. • Per comportamento di attaccamento s’intende qualsiasi forma di comportamento che porta    una persona al raggiungimento o al mantenimento della vicinanza con un altro individuo    differenziato o preferito, considerato in genere come più forte o più esperto.
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La teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1979)
Questi discorsi hanno riportato la nostra attenzione sul tema dell’attaccamento, teorizzato da Bowlby. Il termine "attaccamento" può essere interpretato in tre diversi modi: a) comportamento di attaccamento; b) sistema comportamentale di attaccamento; c) legame d'affetto. Il termine, in sé, ha un significato generale e rimanda alla condizione di "attaccamento relazionale" di un soggetto. Uno degli aspetti più importanti della teoria è il riconoscimento della "componente biologica del legame di attaccamento". Il comportamento di attaccamento ha infatti come funzione quella di garantire la vicinanza e la "protezione" della figura di attaccamento. Tali legami svolgono quindi una funzione fondamentale per la sopravvivenza dell'individuo. L’attaccamento non è influenzabile da situazioni momentanee e perdura nel tempo dopo essersi strutturato nei primi mesi di vita intorno ad un'unica figura (molto probabile sia la madre), caratterizzandosi quindi come “stile”.
Nella relazione Dermatologo-Paziente vengono inconsapevolmente messi in atto e ricercati dal soggetto comportamenti, emozioni e pensieri coerenti a quelli presenti nel proprio sistema di attaccamento, anche se insoddisfacenti rispetto al bisogno originario.
Stile d’attaccamento SICURO (B) INSICURO ANSIOSO AMBIVALENTE (C) INSICURO ANSIOSO EVITANTE (A) INSICURO DISORGANIZZATO (D)
Successivamente vedremo come gli stili di attaccamento possano essere letti nell’osservazione clinica e relazione con il paziente che arriva per problematiche di salute (Fonagy P., 1999), ciò ha dei riflessi nell’efficacia della cura e in specifico nell’aderenza al trattamento.
Nota: la descrizione delle categorie A, B, C è tratta da Ainsworthe et al. (1978) e quella della categoria D da Main e Solomon (1990).
  Risposte alla riunione con la madre. Si avvicina alla madre e la saluta. Se ha sofferto durante la separazione si lascia calmare e riprende a giocare. Si avvicina alla madre per farsi consolare, ma la allontana e la rifiuta quando lei è disposta al contatto. Mostra segni di rabbia e non si lascia calmare. Non si avvicina alla madre, non la cerca o si allontana attivamente da lei. Evitamento e resistenza al contatto. Si aggrappa e si dispera.
La Ainsworth, una collaboratrice di Bowlby, elaborò una situazione sperimentale per determinare lo stile di attaccamento tra madre e figlio (test della “strange situation”). I principali stili di comportamento attivati sono: • Il comportamento esploratorio; • Il comportamento prudente o timoroso; • Il comportamento di attaccamento; • Il comportamento socievole; • Il comportamento arrabbiato/resistente. La sintesi delle osservazioni fatte nella “strange situation” permette di definire quattro tipologie di attaccamento che legano la madre (o la figura principale di accudimento) e il bambino: • stile "sicuro": il bambino esplora l'ambiente e gioca sotto lo sguardo vigile della madre con cui interagisce. Quando la madre esce e rimane con lo sconosciuto il bambino è visibilmente turbato. Al ritorno della madre si tranquillizza e si lascia consolare. • stile "insicuro-evitante": il bambino esplora l'ambiente ignorando la madre, è indifferente alla sua uscita e non si lascia avvicinare al suo ritorno. • stile "insicuro-ambivalente": il bambino ha comportamenti contraddittori nei confronti della madre, a tratti la ignora, a tratti cerca il contatto. Quando la madre se ne va e poi ritorna risulta inconsolabile. • stile "disorganizzato": il bambino mette in atto dei comportamenti stereotipici, ed è sorpreso/stupefatto quando la madre si allontana. Il comportamento di attaccamento serve anche a sviluppare il concetto di "base sicura", luogo fisico o ideale a cui il bambino potesse ritornare nelle fasi di esplorazione dell'ambiente circostante, permettendo di sviluppare il senso di fiducia in se stesso e favorendone quindi progressivamente l'autonomia.
Bambino
Madre
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I 4 stili di attaccamento Bowlby, J. (1979), Costruzione e rottura dei legami affettivi, Cortina, Milano, 1982
  Risposte in presenza/assenza della madre. Esplora l’ambiente attivamente. In assenza della madre può dare segnali di sconforto e piangere. Si mantiene in stretto contatto fisico. In assenza della madre mostra segni intensi di sconforto e non esplora l’ambiente. Indifferente alla presenza o assenza della madre e anche alla separazione. Cautela e paura. Esplora in assenza della madre. Richiesta di conforto all’estraneo.
Comportamento di accudimento Sensibile e responsiva ai segnali e alle richieste del bambino. Supportiva in episodi di stress. (Atteggiamento libero - Free) Imprevedibile nelle risposte; comportamento molto affettivo o rifiutante scollegato dalle esigenze del bambino. (Atteggiamento preoccupato - Enmeshed) Rifiuta il contatto fisico anche in situazioni di stress del bambino. (Atteggiamento distaccato - Dismissing) Abusa, maltratta, spaventa il bambino. (Atteggiamento irrisolto - Unresolved)
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La percezione tattile, in cui il bambino riconosce e viene riconosciuto, contribuisce allo sviluppo di tre importanti funzioni emotive: 1. Permette l’organizzazione dell’Immagine Corporea. 2. Favorisce la strutturazione dell’Autostima e Fiducia in se stesso e nell’altro. 3. Consente la modulazione adattiva dell’ansia: Regolazione Emotiva (Koblenzer, 1995; 1997)     e Senso di Autoefficacia (Bandura A., 1994).
Sintesi all’inquadramento teorico in Psicologia
La pelle rappresenta quindi un elemento chiave per comprendere e spiegare costrutti psicologici di: immagine corporea, autostima, personalità e coping, che andremo a descrivere brevemente di seguito.
                                                      Attraverso la pelle avviene:                                       - Formazione della personalità e del carattere,                                        - Consolidamento delle competenze sociali,                                       - Sviluppo dello stile di coping.                        Di seguito diamo delle definizioni e un quadro esplicativo …
Personalità e carattere
La personalità rappresenta:  le caratteristiche costanti di una persona che sono alla base di modelli coerenti di sentire, pensare e comportarsi (Pervin L. A. e John O.P., 2003) «È la persona nella sua interezza e complessità come un insieme organizzato di processi psicologici. Il modo in cui questi aspetti interagiscono determinano l’unicità dell’individuo»
La personalità è quella modalità tipica del singolo soggetto di affrontare la vita con una coerenza che permane nel corso della sua storia esistenziale, che fa sì che abbia un suo stile individuale che ne permette il riconoscimento rispetto agli altri. Lo sviluppo della personalità si struttura nelle prime fasi di vita affrontando e superando alcuni nodi cruciali di passaggio, quali la prima infanzia, lo svezzamento, l'indipendenza, la fase del No, i conflitti con i genitori dello stesso sesso, la prima socializzazione, l'adolescenza, la formazione dell'identità, la vita adulta, l'anzianità, che comporta importanti cambiamenti nelle attitudini, nello stile di vita e nell'evoluzione psicofisica.
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Un aspetto importante della vita di relazione è rappresentato dalle cosiddette “competenze sociali” o “abilità sociali”. L'acquisizione delle competenze sociali ha inizio nei primi anni di vita proprio attraverso il legame di attaccamento alla madre ed è collegata alla capacità di gestione ed espressione delle proprie emozioni. Già nella prima infanzia i bambini con una migliore regolazione emotiva mostrano un minor grado di stress in risposta al pianto di altri bambini. Una volta formata, questa connessione resta anche nell'età adulta: chi possiede una maggiore regolazione emotiva dimostra anche una maggiore empatia verso gli altri ed un miglior controllo delle reazioni in condizioni di stress.
Persona abile sociale (Meazzini e Cottini, 1995) è capace di: • comportarsi adeguatamente nell'ambiente; • gestire le relazioni interpersonali; • considerare positivamente se stesso; • atteggiarsi adeguatamente davanti agli altri.
• Le abilità sociali sono comportamenti appresi orientati verso un obiettivo e governati da    regole che variano in funzione della situazione e del contesto, che si basano su elementi    cognitivi ed affettivi osservabili e non osservabili, in grado di elicitare negli altri risposte positive    o neutrali e di evitare risposte negative. • La competenza sociale riveste un ruolo importante per il benessere psichico e la realizzazione    della persona (Arrindell et al., 2004). • Un basso livello di competenza sociale si accompagna spesso ad un più severo grado di    disagio e, al contrario, la prognosi per soggetti con diagnosi psichiatriche è più favorevole    in presenza di miglioramento nella competenza sociale.    (Fodor, 1992; Grissett & Norwell, 1992; Frank, 1974).
Le competenze sociali (Chadsey - Rusch,1992)
Gli stili di coping e le sue funzioni
Un altro aspetto delle dinamiche psicologiche di reazione all’ambiente è rappresentato da quello che viene definito “coping”, dal verbo inglese to cope (far fronte a, reagire a). Le capacità di coping indicano l’insieme delle strategie cognitive e comportamentali messe in atto per fronteggiare una situazione difficile e il modo in cui ci si adatta emotivamente a questa situazione. Un costrutto simile al coping nell’ambito della psicologia psicodinamica è quello dei meccanismi di difesa che analogamente al coping hanno la funzione di evitare l'ansia eccessiva, sono considerati come una struttura stabile della persona, hanno natura adattiva come il coping (talvolta invece patologica), ma che a differenza del coping hanno il ruolo di restaurare il livello di funzionamento psichico precedente, sono centrati sulla realtà interna del soggetto, sono meno intenzionali (inconsci) e hanno una struttura gerarchica.
Le due funzioni principali: 1. ridurre il rischio delle conseguenze dannose che potrebbero risultare da un evento     stressante (coping focalizzato sul problema) 2. contenere le reazioni emozionali negative (coping focalizzato sulle emozioni).
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• È una caratteristica relativamente stabile di personalità, la quale determina le differenze    individuali nel modo di reagire a eventi di vita traumatici. • È la modalità con cui le persone cercano di gestire eventi traumatici o situazioni quotidiane    stressanti. (Sica, Novara, Dorze & Sanavio, 1997a; Zani & Cicognani, 1999). • È stato anche definito come una modalità che comporta reazioni flessibili e mutevoli a eventi di    vita quotidiani stressanti (Eckenrode, 1991). • ll tentativo di identificare le diverse dimensioni costitutive degli sforzi di coping non ha dato    risultati definitivi; tuttavia, un certo numero di dimensioni fondamentali emerge da tutte le ricerche.
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Al di là del sapere e sentire popolare, effettivamente i ruoli fisiologici che la cute ha sono numerosi, e tutti correlati sia alla sopravvivenza del soggetto singolo che a quello della comunicazione intraspecifica. La pelle è infatti un organo estremamente complesso nelle sue funzioni omeostatiche non solo psicologiche, come abbiamo visto, ma biologiche, essendo la cerniera dei rapporti tra ambiente e organismo vivente In particolare, per l’oggetto di questo corso, quello che a noi interessa di più sono i correlati immunologici e endocrini della cute in relazione al funzionamento di tutto il sistema corpo umano. Andremo quindi ad approfondire aspetti specifici delle patologie cutanee in relazione allo stress e allo sviluppo di alterazioni dell’asse emotivo.
• Prima linea di difesa contro le infezioni e le aggressioni esotossiche • Termoregolazione    - Vascolarizzazione e perspirazione • Organo sensoriale complesso    - Terminazioni nervose per monitoraggio condizioni ambientali • Mezzo di comunicazione sociale e sessuale • Punto di contatto tra sistema immunitario, endocrino, e nervoso   - capacità di secrezione di ormoni, peptidi, neuromediatori, immunomodulatori
I ruoli fisiologici della pelle
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L'opera di Anzieu si sviluppa a partire dal 1968 con un'attenta ricerca sulle tecniche psicoterapeutiche di gruppo, proprio nel campo della psicoanalisi di gruppo diviene una delle voce più autorevoli con l'ipotesi, avanzata nei suoi studi, dell'esistenza di immagini psicodinamiche (gruppo-seno, gruppo-bocca, gruppo persecutore-seduttore) che vengono elaborate ed agiscono nella psiche del paziente proprio durante le relazioni di gruppo. Nel 1985 con l'opera “Moi-peau” elabora la teoria di un legame inconscio tra le funzioni protettive tipiche della struttura biologica della pelle umana e le funzioni coordinative dell'Io, che organizza e gestisce gli stimoli ambientali, le relazioni oggettuali ed è il principale mediatore della consapevolezza. Si può immaginare l’Io come il gestore centrale di tutte le attività psichiche, che rivolge verso sé stesso e verso l’ambiente esterno generando, appunto, la consapevolezza propria e della realtà. Mentre il Sé enuclea la persona nella sua totalità rispetto all’ambiente, l’Io, inscritto nel Sé, è la struttura che percepisce se stessa ed entra in relazione con altre persone (con il "loro" Io), distinguendole come "non-Io".L’Io-pelle  di Anzieu rappresenta una struttura psichica deputata al contatto ed ai rapporti con la realtà, sia interna che esternaEndFragment     Anzieu D. (1985), L’Io pelle, Borla, Roma 2005. Ulnik J. (2005), La pelle in psicoanalisi, Casa Editriche Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma 2011.
Teoria «Io-Pelle» di Anzieu (1985)
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Il concetto di «Io-Pelle» ha il pregio di mettere in evidenza  la funzione di contenimento della pelle: StartFragment EndFragment «… Una rappresentazione di «Io» del bambino utilizzata  nelle prime fasi dello sviluppo, attraverso cui  il bambino riesce a vedere il proprio «Io» come capace di contenere materiale psichico, a partire dalla consapevolezza della propria superficie corporea, che fornisce  la possibilità di differenziare lo spazio interno da quello esterno…»EndFragment